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GENERAZIONE SCONFITTA, ABBIAMO PERSO

generazione perduta

Sono ormai più di dieci anni che mi occupo della cosiddetta “Generazione Perduta“, ovvero di coloro che sono nati negli anni ’70 e ’80 e a cui questo paese ha riservato solo le briciole.

Cresciuti con l’illusione che l’eldorado vissuto durante l’infanzia si sarebbe mostrato nella sua pienezza una volta concluso il percorso di studi, il risveglio della mia generazione è stato catastrofico. Di quelli che ti verrebbe voglia di rimetterti sotto il piumone e non alzarti più.

Non solo l’eldorado non c’era più, ma abbiamo trovato solo e soltanto i resti di un’enorme festa, chiamata prima repubblica. Solo gli avanzi per noi, ma con una brutta sorpresa: il conto di chi ha festeggiato era tutto da pagare.

Un debito pubblico enorme lasciato sulle nostre spalle da una generazione precedente capace di un egoismo senza eguali (cari baby pensionati, da quanti anni vi manteniamo? Quanti anni avete lavorato in vita vostra?), la precarietà come collega nel lavoro, la mancanza di certezze e la paura del futuro come compagne di vita.

Costretti a vivere in una stanza o in condivisione almeno fino al matrimonio (o convivenza, fate voi), una volta messa su famiglia per trovare una sorta di immobile accostabile al concetto di casa, molti coetanei hanno dovuto abbandonare il centro città, se non addirittura la città, abbracciando la vita del pendolare.

Riflettevo su questi dieci anni di impregno civile e giornalistico con un amico ieri, e non potevamo fare a meno di trarre un bilancio: negativo. Abbiamo perso.

Sostanzialmente non è cambiato nulla in questo paese.

Si, è vero. Si è sicuramente abbassata l’età di una parte della classe dirigente. Enrico Letta prima e Matteo Renzi dopo sono stati due Presidenti del Consiglio molto giovani per lo standard di questo paese. Ma le loro sono state vittorie individuali, che non hanno dato vita a politiche tali da determinare cambiamenti strutturali. L’Italia non si è trasformata in un paese più equo da un punto di vista generazionale.

Soprattutto Matteo Renzi, sotto questo punto di vista, si è rivelato una piccola delusione. Dopo una campagna per la premiership nel 2012 durante la quale mi ero illuso potesse essere il protagonista di una battaglia anche e soprattutto generazionale, mi è sembrato che si sia “rassegnato” anche lui ad una ricerca del consenso che strizzasse gli occhi ad un’Italia fatta in maggioranza da anziani, scordando e mettendo da parte per esempio il popolo delle partite iva, quello composto anche da under 40 che, per lavorare, spesso, sono costretti ad aprire “finte” partite iva per poter svolgere un ruolo sostanzialmente da dipendente. Il Jobs act è stato un primo passo, secondo me positivo, ma non basta a risolvere un problema che mi rendo conto è enorme.

Superata la soglia dei 40 anni mi chiedo quanto senso abbia continuare questa “battaglia”, che – vale la pena dirlo apertamente – sembra interessare sempre meno persone in questo paese. Anzi, spesso ho avuto la sensazione che anche le vittime di questa situazione, i cosiddetti giovani” sembrino non interessarsene più di tanto, preferendo costantemente la soluzione individuale ad un problema che è – invece – strutturale, di sistema. Scegliendo la scappatoia, alla lotta. La promessa di un amico di papà, ad uno sforzo collettivo.

Dopo tutto, personalmente, mi sento anche fortunato sotto questo punto di vista. Non ho problemi economici, il lavoro mi ha regalato qualche soddisfazione, anche economica. Insomma, potrei tranquillamente archiviare questo impegno. Ma mi sembra giusto chiedermi, anzi chiederci, visto che molte persone qui su FB mi seguono da molti anni, qualcuno addirittura dai tempi di Nessuno.tv e del Cannocchiale, se abbia ancora senso trattare questo argomento, oggi. Se ha ancora un interesse pubblico questo argomento. Mi piace pensare che questa bacheca sia anche una comunità in cui discutiamo serie, come degli amici intorno ad una tavola apparecchiata.

Giunti al 2017 mi sembra evidente che questa generazione, a cui mancherà anche una pensione degna per vivere la parte finale della propria vita, sia ormai da etichettare non più come la generazione perduta, ma come la generazione ormai “scaduta“. Andata a male, senza speranza di essere recuperata. Sconfitta.

L’unica cosa buona che potremmo fare, dimostrandoci ancora una volta migliori di chi ci ha preceduto, è quello di lasciare un paese più equo a chi ha 30 anni meno di noi.

Ma in realtà, l’unico consiglio che possiamo veramente dare ai nostri figli, è quello di costruirsi un futuro il più lontano possibile da questa Italia matrigna.