Questa volta ha ragione Pier Luigi Bersani.
In realtà fino ad ora ho sempre preferito il Pd di impostazione originaria a quello attuale. Partito aperto, liquido, primarie per scegliere il segretario e vocazione maggioritaria.
Diciamo più una visione Veltroniana che da "bocciofila".
Ma stavolta Veltroni sbaglia ad insistere per un governo "di transizione". Non è sbagliata l'idea di riunire le forze più responsabili in Parlamento per varare alcune importanti modifiche: sia economiche sia "costituzionali". Come sarebbe giusto cambiare legge elettorale prima di tornare al voto.
C'è un problema, però. Esistono, oggi, in Parlamento, queste "forze più responsabili?". Oltre la faccia presentabile di Pisanu, chi altro c'è ? Scajola? Scilipoti? Moffa? i Responsabili?
Il Pd non può andare al governo con queste persone. La verità è che non esiste in questo momento una maggioranza parlamentare accettabile per il popolo democratico. Pensateci bene. Oltre le opposizioni, (terzo polo e Pd) chi dovrebbe reggere questo governo? Rimangono Lega, Responsabili e PdL. Veramente il Pd pensa sia elettoralmente pagante andare a formare un governo con i transfughi del PdL? Regalando la golden Share del governo di "responsabilità" agli Scilipoti o magari ai Formigoniani?
Inoltre c'è un altro problema che si porrebbe al Pd.
Andare a sostenere questo governo, lasciarebbe libero spazio agli avversari del Pd: sia nel suo campo elettorale, sia nel campo opposto.
Di Pietro e Vendola avrebbero buon gioco a gridare all'"inciucio" e ad additare il Pd come partito pronto a spartirsi le poltrone.
Berlusconi, dall'opposizione, magari con la Lega, avrebbe tutto il tempo per gridare al ribaltone, al regime, al golpe.
E, il Partito Democratico, sarebbe magri costretto, appoggiando un governo di Scajoliani (che nome tremendo), a votare patrimoniale, tagli allo stato sociale, e al welfare.
Ecco, stavolta Bersani non ha torto. Almeno dal suo punto di vista. E' giusto che punti a giocarsi la partita della sua vita. Se la vincerà, proverà a governare e noi ne giudicheremo i risultati. Se perderà, cederà il passo. Come accade normalmente in politica.
Ecco, il sospetto che Walter più che per l'Italia, voglia un governo di "transizione" per guadagnare quei mesi necessari a trovare una strada che lo riporti là dove ha scelto di non essere più lo scorso febbraio 2009 è forte.
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